Chiudi a chiave la porta.

Con questa sono tre.
Tre ore che sono appostato qui fuori. Vedo le luci delle tue finestre accendersi e spegnersi come se volessi salvare il pianeta dal riscaldamento globale. Non ti accorgi, anzi, non sai, che così mi aiuti a tenerti d'occhio. A seguire ogni tuo spostamento. Camera, corridoio, bagno. E poi ancora corridoio e cucina. Salotto. Salotto. Salotto.
Ti vedo passare davanti alle finestre e la tua ombra si muove leggera come le tende stesse che la sostengono e la fanno sembrare morbida mentre segue il loro profilo ondulato.
La pioggia mi costringe a fare partire ogni tanto il tergicristallo per mantenere limpida la visuale.
E tu ti sposti di qua e di là facendo del soggiorno la tua "casa madre". Ritornandoci puntualmente dopo ogni visita alla camera, al bagno, alla cucina.
Verso mezzanotte sei stata al bagno più del solito per fare la doccia. Ti ho vista nella mia testa mentre nuda ti muovevi nella nuvola di vapore creata dal getto d'acqua calda. E il tuo profilo, candido e ancora più vulnerabile, che scivola sulla parete opaca del box in cristallo completamente appannato.
Quando sei tornata in camera, con i capelli bagnati e hai lasciato cadere a terra l'accappatoio, ti ho immaginata come piaci a me: nuda e fresca. Con quel turgore delle membra che solo lo sbalzo tra il tepore dell'accappatoio e l'aria dell'ambiente può regalare. E' il momento magico in cui il corpo ancora non si è assuefatto alla temperatura della camera. Un brivido, breve,  mentre la pelle cede all'aria l'ultimo vapore, che vorrei durasse in eterno.
Corridoio. Salotto. Sei tornata di là mentre finivi di infilarti la maglietta vecchia. Quella xxl che ti ha regalato chissà chi solo perchè aveva la faccia sorridente sul davanti e chi ti fa stare tanto bene quando la usi per l'unico degli utilizzi possibili: pigiama.
Mi piaci quando la indossi. Se possibile mi piaci anche più di quando ti vesti, invece, elegante con quel tailleur blu che usi in ufficio.
Perchè quella maglietta grande e morbida, indossata a pelle, lascia il tuo seno libero di comunicare col mondo, avvolgendolo e lasciandolo e lisciandolo e accarezzandolo ad ogni tuo movimento, respiro, sospiro. Il messaggio che lancia, però, è solo per me.
Cucina. Salotto. Salotto. Salotto azzurro. Hai spento la luce lasciando che solo la tv illuminasse la stanza.
Ecco il momento. Ora so che sei semisdraiata con le lunghe gambe che scappano da sotto alla grande t-shirt e lasciano che gli slip in cotone appena indossati, si frappongano tra te e il tessuto grezzo del divano.
Mentre tolgo le chiavi dal quadro ed esco nella pioggia buia ho un solo pensiero.
Nel profondo vorrei che tu avessi chiuso a chiave la porta per potere, domani, tornare qui per attendere ancora.




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