Racconto: Subliminale




Seduto al terzo tavolo vicino alla finestra. L'ultimo, quello vicino al muro in fondo. Era sempre lì e, ogni volta che entrava per la quotidiana colazione a base di caffè d'orzo e biscotto ai cereali, lui la guardava. Non riusciva a capire bene come la guardasse di preciso, quali intenzioni avesse o quali pensieri gli frullassero per la testa. La guardava e basta. Non le sorrideva. Non le ammiccava. Non le rivolgeva la parola.
Questa storia andava avanti da una settimana e, sebbene la situazione avesse infastidito un pochino Silvia, solo all'inizio, ora era quasi divertita da quell'uomo nel bar dell'angolo.
Anzi, più che divertita era incuriosita.
Che senso aveva tutto ciò? il copione era semplice e sempre uguale: lei entrava per fare colazione al bancone, ordinava a Claudia il solito caffè d'orzo in tazza grande e il biscottone ai cereali e lui, seduto sempre lì, alzava lo sguardo dal suo caffè americano e la guardava. Semplicemente. Continuava a guardarla finché lei non aveva finito, pagato e lasciato il locale. Attraverso il vetro lo vedeva abbassare nuovamente lo sguardo al suo caffè e riprendere a sorseggiarlo.
Questa cosa era cominciata lunedì e stava andando avanti ogni giorno uguale.
Silvia era curiosa di sapere se lo sconosciuto andasse al bar di Claudia anche durante il fine settimana ma si trattenne dal verificare personalmente la cosa. Venerdì decise di accantonare il pensiero per vivere tranquilla nel meritato weekend e di chiedere poi a Claudia due cose fondamentali: innanzitutto voleva sapere se mister x aveva frequentato il locale anche sabato e domenica e, secondariamente, se aveva lo stesso atteggiamento da birdwatcher anche con le altre o se era solo con lei che rimaneva in ammirazione estatica per tutto il tempo di colazione.
Il weekend passò lento e il gatto Pallino, sebbene fosse stato un bravissimo ascoltatore, non le aveva dato alcun suggerimento utile sul come affrontare questa bizzarra situazione.
Una corsa al parco alla domenica mattina aveva, da sempre, dato una soluzione ad almeno la metà dei problemi di Silvia e, questa volta, non sarebbe stata meno efficace. Sperava. Invece gli interrogativi si moltiplicarono nella sua mente. Non solo legati all'uomo del bar ma, soprattutto, legati a sè stessa: perché se la stava prendendo in questo modo? quell'uomo le piaceva? era forse da troppo tempo che come unico compagno aveva Pallino? insomma, cosa le stava succedendo? La cosa che la stordiva di più di tutta questa situazione era che, come suo solito, aveva già costruito un enorme castello volante e quel tizio manco le aveva ancora rivolto la parola! maledizione!

Arrivò il lunedì e si sforzò per non presentarsi al bar prima del solito. Che ansia! Aveva deciso che la cosa non poteva continuare così: la notte tra domenica e lunedì era stata latrice di preziosi consigli. Molto meglio di Teddy Maloscia.
Entrò nel bar con camminata decisa ma nervosa e, fingendo di non vederlo, si diresse direttamente da Claudia per avere subito delle risposte: no, il tizio non era venuto nel weekend e no, non faceva così con le altre. Solo con lei.
Si confrontò un pochino con Claudia la quale, per quanto amica fosse, non aveva notizie ulteriori da fornirle. Il tizio arrivava normalmente dieci minuti prima di lei e se ne andava subito dopo.
Nel frattempo lui era lì e, con il solito sguardo incolore la osservava.
Questa faccenda doveva trovare un capolinea e, per quanto imbarazzata fosse, lasciò il suo caffè d'orzo in tazza grande sul bancone e si diresse verso il fondo del locale. Il sangue le arrossava le gote e il respiro era affannoso e dovette mettere in campo tutta la sua fermezza per non lasciare che l'emotività avesse il sopravvento. Si fermò davanti all'uomo che, come prevedibile, aveva osservato tutta la scena con l'impassibilità di un consultatore di elenchi telefonici.
Lei: - Buongiorno.
Lui: - Buongiorno, Silvia.
Improvvisamente tutto prese una piega diversa: lei era andata a contestargli questa assiduità nel tenerle gli occhi addosso e questo...come lo poteva chiamare? Sconosciuto! ecco come, perché di fatto lo era al mille percento, sapeva anche il suo nome?
Lei: - Come conosce il mio nome?
Lui: - l'ho sentito mercoledì quando Claudia ti ha salutata.
Lei: - ah, ok. Non la disturberà spiegarmi perché continua a fissarmi in quel modo?
Lui: - che cosa ti disturba nel mio modo di guardarti?
Lei: - mi disturba il fatto stesso di essere fissata in continuazione senza motivo! ecco cosa.
Lui: - mi rendo conto che la cosa potrebbe suscitare in te un certo stupore ma un motivo, a dire il vero, c'è.
Lei: - e quale sarebbe, di grazia?
Lui: - quando lunedì ti ho visto, per caso, ho pensato che mi sarebbe piaciuto portarti a letto e, nei giorni seguenti, ho cercato di valutare se anche a te la cosa avrebbe fatto piacere.

Questo era di certo un pazzo! cosa gli veniva in mente di dire una cosa del genere? Di certo Silvia ne aveva avuti di corteggiatori ma uno così non le era ancora capitato.

Lei: - ma cosa sta...stai dicendo? come ti viene in mente che mi possa interessare venire a letto con te? nemmeno ti conosco! sento ora per la prima volta la tua voce e quello che dici non mi piace per nulla!
Lui: - non ne sono così convinto e c'è una ragione che, forse, a livello conscio ancora ti sfugge.
Lei: - non voglio sentire fesserie! quello che penso è che sei un mezzo matto che avrebbe bisogno di farsi vedere da uno bravo!
Lui: - anche io sento per la prima volta la tua voce adesso ma, per una intera settimana tu hai comunicato con me e quello che mi hai trasmesso mi è piaciuto. E' per questo motivo che ho atteso tanto.

La cosa stava entrando nel paranormale e Silvia, non sentendosi comunque minacciata dall'atteggiamento del suo nuovo ammiratore, decise di togliersi la curiosità.

Lei: - sentiamo, come, dove e quando ti avrei parlato.
Lui: - innanzitutto non mi hai "parlato" ma, nonostante questo hai comunicato con me. Lo stai facendo anche in questo momento: primo, dandomi del tu quando, invece, eri partita con il lei, poi sedendoti hai implicitamente fatto un passo verso di me e, se prima ero un uomo seduto ad un tavolo, adesso siamo una coppia seduta ad un tavolo.

Cosa stava dicendo questo pazzo? Silvia si guardò come se si svegliasse di soprassalto. Era seduta al tavolo di fronte all'uomo. era pazzesco: nemmeno si era accorta di essersi accomodata ma, per la miseria, era proprio seduta.

Lei: - io non so a che gioco tu stia giocando! se sei un mago o un ipnotizzatore sappi che non mi sto divertendo.
Lui: - nulla di tutto questo. Mi chiamo Sergio e faccio il mediatore, che in sostanza vuol dire che aiuto le grandi aziende a chiudere i contratti d'affari. Un lavoro noioso. Ma torniamo a noi - rimarcò quel "noi" pronunciandolo in grassetto - voglio spiegarti perché questa sera finiremo a letto insieme nonostante non ci siamo incontrati in un locale per single.
Lei: - a questo punto mi hai incuriosita e, comunque, possiamo anche fare una scommessa ma stasera non finiremo nello stesso letto. stai sicuro.
Lui:- ok, accetto la scommessa.

Le porse la mano e lei, nell'enfasi della discussione, si affrettò a stringergliela. Lui aveva la mano calda e asciutta con una presa salda e, soprattutto, aveva una mano grande. Tanto grande che la manina ghiacciata di Silvia scomparve per un lungo attimo al mondo. Lui non esitò quell'attimo in più nella stretta ma, a dire il vero, Silvia si accorse che la cosa non le sarebbe affatto dispiaciuta.

Lui:- lascia che ti spieghi come stanno le cose. la verità semplice come la pioggia che cade.
Lei:- ti ascolto -si sentiva già più tranquilla, nonostante l'argomento.
Lui:- lunedì sei entrata per fare colazione e indossavi una gonna sopra al ginocchio verde e una camicetta bianca. Non hai fatto caso a me, ma io ti ho osservata. Abbigliamento da ufficio, scarpe comode, senza troppe pretese. qualcosa di adatto ad affrontare il primo maledetto giorno della settimana lavorativa.
Lei:- mi hai osservato anche le scarpe?
Lui:- certamente: nere, punta quadra, tacco cinque.
Lei:- vero. sono le più comode che ho.
Lui:- martedì: abbigliamento analogo ma hai fatto caso a me. più che altro ti sei ricordata che ero seduto qui anche il giorno prima e che ti avevo osservata.
Lei:- ebbene?
Lui:- ebbene è successo che da mercoledì in avanti hai rispolverato l'intero guardaroba, hai cambiato due volte pettinatura e il tacco da cinque ha toccato, con oggi, quota dieci. Per andare in ufficio siamo ai limiti della legalità!
Lei:- ma che c'entra? mi piace variare nell'abbigliamento.
Lui:- e le famose scarpe preferite? che fine hanno fatto?

Silvia arrossì. Non si era resa conto di quanto fosse effettivamente successo. Possibile che Sergio -Oddio già lo chiamava per nome! - fosse davvero tanto sensibile al linguaggio non verbale da recepirlo in modo tanto trasparente? cercò di stare sulle sue e opporre ancora un po' di resistenza.

Lei:- ho detto che sono le mie preferite ma non che sono le scarpe "del lunedì" quello lo hai detto tu.
Lui:- vero, l'ho detto io ma sbagliavo perché, se fosse per te, probabilmente le useresti sempre per quanto sono comode. soprattutto per una podista quale sei.
Lei:- ommamma sei un maniaco! mi hai anche seguita al parco?
Lui:- non ho avuto bisogno di seguirti. La gonna blu che indossavi giovedì era sufficientemente corta da lasciare in evidenza i tuoi bei quadricipiti. anzi, permettimi di farti i complimenti per le gambe. Solo chi si allena con una certa costanza riesce a mantenersi in forma come te.

Silvia era disorientata e non sapeva se sentirsi adirata o lusingata da tanta attenzione che quest'uomo stava avendo verso di lei. Possibile che fosse così trasparente al mondo? era lui ad essere speciale? forse era proprio così. La cosa che più la sconvolgeva era non essersi resa conto che il suo subconscio l'aveva portata in una direzione che la ragione aveva disertato. Fino ad un certo punto.

Quello che fino a mezz'ora prima era un emerito sconosciuto, era riuscito a capire tutta una serie di messaggi che, in fondo, lei aveva davvero voluto lanciare. Non si era forse rovinata anche il weekend nel pensiero di rivederlo? Aveva perfino preteso delle risposte dal gatto! Non aveva forse interrogato Claudia su quest'uomo? Sergio. Ora sapeva anche il suo nome. Ora sapeva di averlo aspettato ben più di una settimana e, sapeva nel profondo, di avere perso la scommessa.


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